SPELLBOUND DAZZLE, Unreal Fairytales… Aaaaaargh’n'slurp!
Articolo originale di Cglaume apparso il 23/03/2012 su www.coreandco.fr
Immagino che tutti voi conosciate la lingua degli acronimi e che se vi dico S.T., T.D.E.P., I.W.A.B.O. o S.O.A.D. sappiate immediatamente di chi sto parlando. Bé allora potete sin d’ora aggiungere a questa lista gli S.B.D.
No, non significa “Spaghetti alla Bolognese al Dente”, non cadiamo nei facili stereotipi solo perché gli Spellbound Dazzle vengono dall’Italia. Ad ogni modo, non si può negare che ce la sappiano fare se sono riusciti a rendere note le consonanti del loro nome. E’ un eufemismo dire che il nome “SBD” attira e fa simpatia e vi posso assicurare che da quando ho iniziato a pulirmi le orecchie con le melodie di Unreal Fairytales, non riesco più a trattenermi dal sorridere di felicità e dallo scrocchiare le vertebre cervicali, CRAC!
Fantastica questa voglia di battere i piedi a ritmo con questi svitati, questo sound effetto rimbalzo in crescendo, il lato fusion delirante e voci accelerate tipo System Of A Down, e ancora, quest’altro lato profondamente rock’n’roll completamente fuori di testa – ma comunque profondo. Aaaaaargh’n'slurp!
Per fortuna, Unreal Fairytales non è solo un album pompato artificialmente al botox per la misera durata di un solo lancio, ma è davvero un piccolo caricatore strapieno di cartucce che si pianteranno bene nelle orecchie dell’ascoltatore. Ma cerchiamo di darvi un’immagine d’insieme un po’ più concreta.
Gli Spellbound Dazzle hanno molte sfaccettature: hard rock “classico”, fusion delirante, hardcore, heavy melodico, rock, new, anche un po’ trash… Ce n’è un po’ per tutti i gusti, anche per quelli estremi.
L’influenza più evidente resta comunque quella del gruppo di Serj Tankian, gli attacchi a più voci, le chitarre impazzite, il gioioso rincoglionimento e il “Nanana-Lai-lalalai” orientaleggiante che ricorda a più riprese gli armeno-americani dei System Of A Down. Ma gli Spellbound Dazzle esagerano a manetta in questo senso così che “Monster”, al di là di qualche momento in cui ricorda i Faith No More, prende proprio dall’hardcore profondo misto a influenze di hard rock più classico. L’ottimo pezzo “Ruska” è un po’ folk hoplalà con fisarmonica zingara su base ska ma ha anche delle spinte melodiche che ricordano Helloween di Masters of The Rings, persino qualcosa dei Queen in qualche momento più osé. E poi l’ “Intro” ci accoglie con delle note un po’ flamenco, un po’ western (spaghetti western!) mentre “Outro” rimanda a mandolini scintillanti e flautati per un addio pieno di enfasi melanconica. Insomma, Unreal Fairytales è un pasticcino tuttifrutti metal e frizzante!
Certo, è pur sempre un primo album ma, al di là della tendenza un po’ da “gggiovani metallari”, si ha a volte l’impressione che il gruppo abbia capito che ha un cazzutissimo potenziale commerciale e che sarebbe forse una buona idea rendere omaggio a quelle facce da culo con la cravatta e portafogli pieno (dannati giornalisti web underground a cui viene un colpo alla sola idea che un gruppo possa vendere!!) cosa che porta ad una certa forma di schizofrenia fra la purezza di alcuni momenti di free metal delirante & ispirato e delle belle secchiate di rock cazzuto che sbava sulla pop appiccicosa, tanto per complicarsi la vita.
Un esempio su tutti di questa perversione: in “In my room”, il gruppo ci propone una vera e propria ballata che spazia da passaggi molto di classe alla Savatage e grattate secche stile Mr Big / Extreme. In “W.I.T.M.”, siamo chiaramente nello stile teen-rock con chitarre calibrate per le radio americane (e, credetemi, non è poi così male nonostante il gimmick “Everybody clap your hands!” esasperante a 2:40). Altro piccolo difetto, lo squilibrio della tracklist che è stracarica di bombe fino a “SBD”, poi continua su un terreno più accidentato fino a quando riprende il treno di “Ruska” per finire in bellezza. Abbastanza per rovinare un po’ il piacere dell’ascolto ad un vecchio brontolone come me. Ma insomma, niente di tragico!
Tanto più che il gruppo tira fuori regolarmente le twin guitars (come pure la tastiera) per degli assoli davvero niente male – e soprattutto non inutili (vedi il decollo eroico della seconda parte di “Spacemen” o ancora le twin meravigliose e l’alternanza di chitarre/piano verso il 2:35 di “Goodbye My Love”) … E poi, vabbé, il risultato è quello, si finisce di ascoltare l’album con un sorriso a 32 denti e la voglia di riascoltarlo subito.. Allora, forza ragazzi!
Certo, la copertina dell’album è… “particolare”. Certo, sarebbe necessario aprire un capitolo per parlare di certe cadute di stile. Certo, certo, certo… Ma che ci volete fare, si possono vedere i difetti oggettivi di una persona o di un gruppo e comunque sciogliersi per questo essere imperfetto e al tempo stesso così eccezionale. E, credetemi, se questo gruppo riuscirà a non cadere stupidamente nella minestra MTV – e di sicuro i “consulenti artistici” non marcheranno di incitarli a farlo – hanno tutto quello che serve per diventare grandi E rispettati!
Aspettiamo il seguito!


Vi ricordo che potete aiutare gli Spellbound Dazzle a partecipare al Redbull Tour e all’Heineken Jammin Festival semplicemente cliccando sui seguenti link:
http://tourbus.redbull.it/contest_band.aspx?id=90574d75-cd29-4d3f-bb9c-afccafccb8f3
http://www.heinekenmusic.it/band/spellbounddazzle