La Babele di Hollande

da mediaetudiant.fr

 

L’annuncio della composizione del governo Hollande sembra confermare la sincera volontà di cambiare qualcosa, adesso. Ma, sotto molti aspetti, è difficile prevedere in che modo questo governo riuscirà a segnare una svolta nella politica nazionale e, ancora di più, a livello europeo e internazionale. La Merkel, refrattaria a questo vento nuovo, tende ad addolcirsi solo ora, dopo la sua personale batosta elettorale e non in virtù di chissà quali doti persuasive del nuovo Président. Tanto la BCE come l’FMI ricordano l’importanza della crescita ma sottolineano che il programma Hollande non va nel senso di una crescita sostenibile. Insomma, se il cambiamento è adesso, non lo si vede poi così tanto, almeno in materia politica.

Se invece vogliamo subito costatare una differenza, dobbiamo guardare ai curricola della compagine governativa. E facendo un rapido confronto, noteremo che Hollande ha scelto – sarà un caso? – diversi poliglotti.

A titolo di esempio, possiamo nominare in primis Jean-Marc Ayrault, nuovo Primo Ministro, ed emerito sconosciuto ai più, apprezzato professore di tedesco. Potrà quindi rivolgersi alla Merkel senza fastidiosi intermediari e garantire una comunicazione impeccabile.

Manuel Valls, nuovo Ministro dell’Interno, è un vero poliglotta. Catalano di nascita, parla anche il castigliano, l’italiano e, ovviamente, francese. Molto pratico quando si vuole chiacchierare serenamente con i propri vicini.

Ancora, Pierre Moscovici, Ministro dell’Economia, di origine romena, parla un buon inglese così come Christiane Toubira, Guarda Sigilli guyanese, che parla anche spagnolo e portoghese.

Ma è proprio Monsieur le Président a rassicurare i più sul buon esito delle sue relazioni internazionali con il mondo anglofono. Hollande ha infatti superato con successo l’esame di inglese all’ENA (un bel 16/20!) e ha passato un po’ di tempo negli Stati Uniti. Certo, ammette al giornalista di The Guardian che parla inglese come un francese, l’accent non è facile da cancellare.

Uno smacco per Sarkozy che ha collezionato figuracce con il suo inglese imbarazzante, persino di fronte alle più alte cariche istituzionali americane (il suo “Sorry for the time” davanti alla Clinton, per scusarsi delle condizioni meteo avverse, è rimasto negli annali), sebbene anche lui avesse provato ad avere accanto a sé qualcuno che parlasse, almeno un po’, l’inglese: purtroppo, la conoscenza linguistica dell’ex primo ministro Fillon, che pure è sposato con una cittadina britannica, non ha mai dato grandi soddisfazioni.

Eppure Sarkozy aveva un asso nella manica, tramandato da Chirac, che non si era disdegnato di ereditarlo dal socialista Mitterand, a cui Hollande dice di ispirarsi.

Un asso nella manica discreto, biondo e perfettamente bilingue in francese e inglese. Amanda Galsworthy, l’interprete freelance degli ultimi tre Presidenti francesi.

da ariannaz.over-blog.it

Mitterand l’ha scoperta, Chirac ha capito e valorizzato la sua importanza, Sarkozy le ha dato la sua fiducia più totale. Ammessa agli incontri più segreti, ha curato con riservatezza le relazioni-chiave dei Presidenti francesi, fossero questi di sinistra o di destra.

Non è dato sapere se riceverà incarichi dalla nuova Presidenza, ma l’attitudine “linguistica” di Hollande sembra privilegiare un rapporto diretto fra omologhi istituzionali.

Basteranno le competenze scolastiche o le lallazioni in una lingua straniera ad imporre la Francia come bastione di difesa dell’Europa in tempo di crisi? Difficile rispondere adesso. Ma certo è che possiamo già contare il primo scivolone “linguistico” del governo Hollande. Il nome del primo ministro ha già imbarazzato la stampa araba. Tradotto, infatti, Ayrault è il sinonimo familiare di “pene”.

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