Le Onorevoli Vacanze
Il nuovo tormentone dell’estate non è più, a quanto pare, una hit musicale orecchiabile. E’ la lagna dei nostri parlamentari che strillano e piantano i piedi come i bambini perché non possono andare in ferie quando vogliono, come vogliono.
L’anno scorso, mettendo da parte il colore politico, sembravano tutti d’accordo per trovare un nuovo colore, la tintarella, e lasciarsi cuocere al fuoco lento del sole medio-orientale, con la scusa della “gita/ritiro spirituale”. Con quale disdoro avevano appreso che si sarebbero abbronzati un po’ meno, visto che il rientro parlamentare era previsto con un leggero anticipo sull’agenda!
Quest’anno, invece, sembra che il maledetto lavoro stia impedendo loro di partire, fatta eccezione certo per i pochi lungimiranti fortunati che invece di andare in capo al mondo scelgono Ostia come destinazione…
Ora io ammetto, li capisco. Dà fastidio a tutti quando il datore di lavoro si rimangia la parola data sulle ferie, tanto più se i biglietti sono già stati comprati (e chissà se li rimborsano!).
Al posto loro, mi dimetterei. La smetterei di scaldare le poltroncine in pelle (che poi si appiccicano, fanno sudare e creano dubbi aloni sui pantaloni) e opterei per un rinfrescante esilio.
A vita.
