20 anni
20 anni fa, in un boato, moriva la speranza della vittoria della giustizia contro Cosa Nostra.
20 anni fa, la Sicilia si svegliava dal torpore e iniziava a gridare il suo dolore di fronte ad un cancro che l’attanaglia e la rode dall’interno.
20 anni fa, l’Italia capiva che i suoi martiri eroi non erano i Mille, bensì quei pochi uomini coraggiosi che sfidavano la legge del silenzio e l’individualismo del “tanto non è un problema mio” tipici non della Sicilia bensì dell’Italia stessa.
Oggi, i nostri eroi sono sotto protezione e obbligati a compromessi indegni pur di non diventare, troppo presto, dei martiri. E nonostante il compromesso sia spesso quello di mostrarsi onnipresenti, nell’ottica di ricordare a tutti che esistono – e che anche la Mafia esiste – prima che l’oblio regali l’ombra necessaria ad ucciderli, tendiamo sempre a dimenticare che siamo noi a permettere che i delitti di mafia si compiano e che il cancro diventi metastasi.
Oggi, a 20 anni e quattro giorni dalla strage di via d’Amelio, già l’eco di quel boato sembra meno forte – meno grave? – nelle nostre vite. Eppure, dovremmo ogni giorno vegliare perché nessuno venda il nostro paese, la nostra immagine e il nostro orgoglio.
Ogni giorno che passa senza che si alzi la voce e si denuncino le mafie, è un giorno in più regalato ai nostri aguzzini.
